OBAMA - MCCAIN LA SFIDA E’ APERTA E SERRATA. CHE VINCA IL MIGLIORE!
Pubblicato da FIcommander Settembre 4th, 2008 in ARCHIVIO.
La campagna elettorale per le elezione presidenziali negli Stati Uniti, tra l’elefantino Republican e l’asinello Democrat, è serrata ed avvincente e non si riduce, come invece qualche media italiano induce a credere, ad una corsa solitaria del candidato democratico.
I candidati Obama e McCain se la stanno giocando fino in fondo ed in questa coda d’estate si sta svolgendo una delle fasi più calde della lunga campagna per le presidenziali con le due convention di investitura ufficiale dei candidati, e i loro Vice.
A detta dei sondaggi il pronostico è sul filo di lana con ribaltamenti di fronte - too close to call - . Il New York Times attribuisce 189 grandi elettori a McCain e 183 ad Obama, per vincere si deve raggiungere quota 270, con 166 grandi elettori ancora incerti su un totale di 538.
Per conquistare gli Stati ancora incerti i due se le suonano a colpi di spadone come fossero due Higlanders. Negli spot elettorali McCain accusa Obama di essere una super star più che un politico, dall’altra Obama non attacca direttamente McCain ma evoca lo spettro di George W. Bush e ricorda come McCain approvi al 90% la politica del Presidente uscente.
Il discorso di Barack Obama alla convention dei democratici del 28/08/2008, data quasi perfetta per sostenere e marchiare nelle menti lo slogan “eight is enough - 8 (anni) sono abbastanza” contro il Presidente Bush e i Repubblicani, è un polpettone infarcito di nazionalismo e sogno americano, salamelecchi alla famiglia Cliton, che in verità poco entusiasmano il pubblico democrat e attestazioni di affetto alla - proud - orgogliosa - moglie Michelle. Chi guarderà il video del discorso di Obama sul sito ufficiale del candidato leggerà un accorato richiamo che recita: il video continuerà a funzionare mentre si sta processando la Vostra donazione. Eppure il Ticket con Biden – Black e White – come gli Orego i biscotti più amati d’America – che si mangiano rigorosamente separandoli in due per leccare prima la crema bianca e poi divorare il biscotto nero - è convincente, il sogno di quarant’anni di storia che il grande John Lennon descrisse con Imagine: “Imagine…..A brotherhood of man. Imagine all the people Sharing all the world… You may say I’m a dreamer But I’m not the only one I hope someday you’ll join us And the world will live as one…”.
Sempre sul sito di Obama campeggia uno slogan veramente nazional popolare e stucchevole: “I’m asking you to believe not just in my ability to bring about real change in Washington …….I’m asking you to believe in yours…” – ” Vi chiedo di credere non solo alla mia abilità di portare un reale cambiamento a Washington …….Vi chiedo di credere alla Vostra” e i cartelli CHANGE – cambiamento – sventolano all’impazzata.
Barack, spogliato dei tanti arnesi del mestiere, è però veramente forte e prende il pubblico toccando le corde della questione sociale in una America che oggi sembra una Cadillac con le cromature un po’ sfregate; la sua forza, la sua abilità, l’ha dimostrata già quattro anni fa quando sorridente era uno dei pochi senatori democratici a non essere caduto sotto la falce di George W. Bush e ad aver stravinto il proprio Stato, l’Illinois. I commentatori televisivi che si occupavano di politica all’epoca se ne accorsero che quel tizio aveva carisma da vendere ed era forte, comunicativo, colto, convincente e convinto molto più dell’algido Signor Heinz Ketchup Kerry rigorosamente bostonian e degno rappresentante dei WASP, ma allora come ora risuona la stessa domanda: gli States sono pronti per il primo Presidente AfroAmericano? Ed ancora la popolazione AfroAmericana, da tempo maggioritaria nel paese, è pronta a dare il proprio contributo alla democrazia visto che molti ancora non votano, tanto che il candidato democratico sul suo sito invita a verificare l’iscrizione nelle liste elettorali per partecipare al voto?
Pensare che la battaglia per le elezioni presidenziali americane susciti grande interesse solo perché uno dei due concorrenti è AfroAmericano è profondamente sbagliato, la battaglia è tirata perchè anche McCain, anche se in Italia è abbastanza trascurato dai media, è un personaggio, che ha saputo circondarsi di altrettanti personaggi, vedi la Signora Palin governatrice dell’Alaska.
In un blog si legge che se si ha bisogno di maggiori prove che questa campagna elettorale per le presidenziali è più una sfida tra celebrità piuttosto che una sfida tra due proposte politiche basta visionare la rivista OK! Il settimanale infatti per la prima volta ha deciso di dedicare una doppia copertina a Barack Obama e famiglia e alla Signora Sarah Palin che tiene in braccio l’ultimo dei cinque figli di cinque mesi Trig. Il direttore del settimanale OK! spiega: - Politics and the future of America are certainly on everyone’s minds. So OK! decided to try something different this week, giving readers two covers and two interesting features on candidates from both parties. It’s a special edition, something we’ve never done before, and we hope they enjoy,” says Sarah Ivens, OK!’s editor-in-chief – La politica ed il futuro dell’America sono sicuramente nei pensieri di ognuno di no. Così OK! Ha deciso di provare qualcosa di diverso questa settimana, proponendo ai lettori due copertine e due pezzi forti sui candidati di entrambi i partiti. E’ una edizione speciale , qualcosa che non abbiamo mai fatto prima, e speriamo che sia gradito ai lettori.-
Chi quattro anni fa ha creduto alla corsa di Obama oggi anche se un po’ distratto dai tanti sondaggi che danno i candidati sostanzialmente alla pari, consiglia di stare attenti alla America profonda, quella ad esempio dello Stato dell’Ohio che potrebbe, ancora una volta, giocare un brutto scherzo ai Democrats. L’America profonda, quell’America lontana dai trendy new yorkers e dai posh bostonians, potrebbe essere veramente sensibile al messaggio asciutto di McCain, che invoca riforme, prosperità, pace e con decisione afferma che con la sua elezione inizierà l’era della risoluzione dei problemi. Un McCain che non dimentica di porre l’accento sul rilancio del lavoro, ma lo fa senza paternalismi o casi pietosi, un messaggio dignitoso che ti prende per la sua disarmante semplicità così come lo slogan sul suo sito “The ticket for America” – i candidati per l’America – accanto alla sua foto, contraddistinta dal solito duck smile, quella dell’intrigante Signora Sarah Palin che obiettivamente buca lo schermo e lo buca ancora di più da quando è alle prese con il presunto scandalo della figlia Bristol diciassettenne incinta ed in procinto di impegnarsi in un matrimonio riparatore. Lo scandaletto di Bristol Palin è l’ennesimo segno di una America che sta mutando e che deve fare i conti con una gioventù stufa e pronta ad abbandonare il peggior consumismo e rampantismo, pur se con qualche forte contraddizione, vedi le diciassette adolescenti di un liceo di Gloucester - Massachusetts, - a pochi minuti da Salem cittadina sconvolta dall’isteria puritana nel 1692, dove si consumarono efferati processi alle cosiddette “streghe” -, che hanno scelto di rimanere volontariamente incinta, senza asolutamente voler svelare il nome del padre dei propri figli, assurgendo la maternità a sfida ed affermazione di loro stesse.
McCain è un duro, un eroe di guerra e non ha bisogno di tutti quei sogni e quelle citazioni retoriche della star Barack Obama, gli bastano due parole per esprimere quella filosofia che lo ha contraddistinto in tutta la sua vita e la sua storia “Il paese prima di tutto”.
Sarà una bella sfida, che sta dimostrando come la vecchia America sia terreno fertile per il cambiamento, pronta a mettersi in gioco e non più disposta a farsi abbindolare solo da uomini pallidi, con sorrisi smaglianti, fantastici per la pubblicità di uno scotch invecchiato, che si propogono alla guida dell’amato paese.
Visto che Obama ci piace, e quattro anni fa avevamo preannunciato la sua discesa in campo per le presidenziali contro ogni pronostico, e Mccain è una vecchia roccia eroica non ci resta che augurare: vinca il migliore!
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