E’ sconcertante la strumentalizzazione che si vuol fare della riforma Gelmini e della possibilità data alle Università di diventare fondazioni.

Il maggior sconcerto lo provoca proprio la mobilitazione all’interno delle Università. La possibilità, che non corrisponde alla necessità, di diventare Fondazioni ha come obiettivo quello di garantire un’autonomia gestionale, organizzativa e contabile piuttosto ampia consentendo anche, come si legge proprio all’art 16 del decreto legge in questione, possibilità di deroga, previa adozione di un regolamento di Ateneo, rispetto alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato in materia di amministrazione, finanza e contabilità. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca si riserva un ruolo di vigilanza sulle fondazioni stesse. E’ necessario segnalare come le radici di tali norme affondino nelle leggi di riforma amministrativa della metà degli anni ‘90. Già con la legge 59 del 1997 si consentiva l’attribuzione a soggetti terzi, anche di natura privata, di funzioni e compiti che non richiedono l’esercizio esclusivo da parte della pubblica amministrazione. Secondo una linea di pensiero la minimale regolamentazione dedicata alle Fondazioni consentono di perseguire l’essenziale funzione di fund rising ed operano a stregua di strumenti di intermediazione tra donatori e organizzazioni sociali. Per quanto riguarda le fondazioni universitarie una discussione scevra da argomenti politici deve rifarsi all’art. 59, comma 3, della legge 388 del 2000. Qui, infatti, dopo avere richiamato nel comma 2 la possibilità di aggregazione tra università di diverse regioni in funzione di una migliore organizzazione dei servizi di acquisto, il legislatore ha introdotto le fondazioni universitarie nel corpo del comma terzo, all’epoca approvato da un ampio e trasversale schieramento politico, come strumento finalizzato non solo, e neppure tanto, alla riduzione della spesa, ma piuttosto allo svolgimento più efficiente di attività strumentali e di supporto alla didattica e/o alla ricerca. E’ utile evidenziare come all’Università IUAV di Venezia dallo scorso anno è attiva nuova articolazione dell’ateneo, la Fondazione universitaria Iuav. Nello stesso sito dell’Università, retta dal Magnifico Rettore Pier Francesco Ghetti, che ricordiamo essere stato inserito  dai DS nel comitato promotore del PD, leggiamo: “Le Fondazioni universitarie, così come istituite dall’art. 59, c. 3 della legge 388/2000 (legge finanziaria 2001) e regolate dal dpr 254/2001, sono un istituto recente del nostro ordinamento e tuttora realizzate da poche università (esistenti circa una decina, operanti solo alcune Iulm e Politecnico di Milano, L’Aquila, Salerno, Modena). La disciplina speciale adottata prevede che le università possano costituire fondazioni di diritto privato, senza scopo di lucro, con la partecipazione anche di altri soggetti pubblici e privati, per il raggiungimento di due finalità precise:

a) acquisire beni e servizi alle migliori condizioni del mercato

b) svolgere attività strumentali e di supporto alla didattica e alla ricerca, dove l’enfasi è posta sul carattere della strumentalità «rispetto alle funzioni istituzionali che rimangono comunque riservate alle Università».

Riteniamo quindi che la protesta non tenga conto delle possibilità del nuovo strumento e non colga la sfida lanciata proprio a coloro che devono gestire le Università. Queste misure richiedono di dare dimostrazione di capacità gestionali, manageriali e di reale collegamento con il territorio, un ruolo nuovo che dovrebbe gratificare i Rettori non più relegati solo allo scomodo ruolo di gestori di baronie.


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